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Il Risveglio

Alba del Sole Cremisi

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Un paio di bambini dormivano contro il suo pelo.
Un terzo gli tirava l'orecchio: una leccata bastò a farlo smettere.
Non che gli desse fastidio, anzi.
A Babbi era sempre piaciuto sentirsi utile.
Ed anche se non capiva perché sembrava lo fosse.
Non aveva fatto niente di particolare, lui stava fermo e dava qualche leccata, al massimo faceva quei strani movimenti che Karenina, sua madre, gli aveva insegnato.
E niente, quei cuccioli di uomo erano felici.
Ed anche sua madre.
E così lui.

Un orsa una volta gli aveva chiesto come facesse a considerare un'umana sua madre.
La domanda gli risultò strana: una madre non è amore?
E Karenina lo aveva sempre amato.
Era sempre tornata da lui.
E lui aveva sempre aspettato.
Lei gli diceva che era un bravo orso.
E lui era felice.

Dal suo giaciglio osservava quegli umani.
Anche loro sembravano felici ma il suo istinto gli faceva sentire un'ombra.
Sapeva che sua madre avrebbe voluto che lui li difendesse.
Era un orso intelligente.
Così almeno gli diceva sua madre.
Eppure a lui sembrava di essere terribilmente limitato.
Stupido.
Sentiva che c'era qualcosa ma non riusciva a capire cosa.

Osservò Rothy.
L'immenso bisonte teneva un occhio su di lui.
Lo faceva sempre.
Voleva bene a Rothy, anche lui era un suo amico.
E poi era molto intelligente.
Non come lui.
Per questo ricordava di aver fatto qualcosa per permettergli di scappare.
Non ricordava bene cosa ma, da allora, Rothy non lo perdeva mai di vista.
Forse non era così intelligente come pensava: lui era un orso e gli orsi sono forti, non hanno mica bisogno di essere protetti?
Però Rothy sembrava capire molte, molte cose.
Lui no.

Sua madre, coi suoi amici, era partita.
Gli aveva detto che si sarebbero rivisti il giorno dopo.

"Proteggi il villaggio Babbi, ti porterò qualcosa di buono da Waterdeep."

Proteggere.
Ma come poteva proteggere se non poteva capire?
Già anche solo mettere a fuoco quel pensiero gli faceva sentire la testa in fiamme.
Lo faceva sentire inquieto, inadatto.
Era frustrante percepire qualcosa ma non riuscire a vederlo.
A comprenderlo.

Si voltò a guardare verso il bosco.
Era lì che c'era qualcosa.

Illustrazione: il bosco che chiama Babbi

Aspettò che Rothy si addormentasse.
Era curiosa quella strana piccola pecora sopra la sua grande testa ma sembrava farlo dormire tranquillo non come spesso succedeva, irrequieto.
Cosa vedesse con gli occhi chiusi gli sfuggiva.

Quasi tutti gli umani dormivano.
E quel bosco sembrava chiamarlo.
C'era qualcosa lì che metteva in pericolo tutti.
Sua madre gli aveva detto di proteggere.
Si alzò.
L'armatura cigolò tra le sue placche, metallo su metallo.
Ma Rothy non si svegliò: se lo avesse fatto gli avrebbe impedito di andare.
E lui doveva andare.
Doveva proteggere.
Sua madre gli aveva detto di proteggere.

· · ·

Le fauci ancora con il sapore disgustoso del sangue di quella creatura verde umanoide.
Quell'essere stava facendo qualcosa ad un altro orso.
Non era umana anche se lo sembrava.
Si sentiva un po' debole, non capiva perché.
Si preoccupò che sua madre lo sgridasse.
Era meglio tornare.

Figlio mio, cosa ti turba? Perché sei qui?

Babbi si voltò, lui era figlio di Karenina, chi era questa voce?
Tuttavia non era cattiva.
O almeno così gli diceva il suo istinto.

Oh, capisco, tu vuoi proteggere. E' insolito. Così come è insolito che porti quel ferro. Non vorresti ti fosse tolto?

L'orso fece vibrare tutta la sua armatura.
Era un dono di sua madre.
Solo lei poteva toglierla, nessun altro, solo lei!

Oh, capisco...

Vibrò nuovamente la voce.

...è un dono importante. Non qualcosa che ti è imposto. E vuoi proteggere.

Babbi si limitò a sbuffare dalle sue ampie narici.
Era frustrato dal non capire cosa stesse accadendo.
Era forse quella la minaccia che turbava sua madre e tutte le persone a lei care?

Incredibile...

La voce sembrò profondamente colpita da quel pensiero.
Nei suoi millenni poche volte le era capitato qualcosa del genere.
Un animale che provava amore e che per amore agiva.

...mio piccolo, giovane figlio, io sento il tuo dolore e lo comprendo.
Orsù dimmi, vorresti comprendere il mondo che ti circonda come pochissimi altri orsi hanno mai fatto in tutta l'esistenza?

Babbi non capiva bene quelle parole se non nel loro senso.
Avrebbe voluto capire?
Si.
Gli dava terribilmente fastidio non capire.

Oh, capisco. Vuoi capire. Io posso farti capire e andare molto oltre quello che credi ma dimmi, sai che quella che tu consideri madre non ti vedrà più come prima?
Cambieranno molte cose.
Tu cambierai.
Potresti non piacergli più.

Perché ora parlava di sua madre?
Lui l'avrebbe protetta sempre.
Avrebbe sempre protetto lei ed i suoi amici.
Sempre.

Oh, capisco. Se proteggere è ciò che vuoi potrai farlo figlio mio.
Sarai libero di fare ciò che desideri.
Il tuo è un cuore raro, puro.
E tale resterà.
Sempre.
Questa è la mia benedizione.
Possano gli eterni cieli di Abeir spaccarsi o le antiche montagne del Dorso del Mondo ridursi in cenere il tuo cuore sarà sempre preservato.
Incorruttibile.
Come diamante.
E' questo che vuoi, mio piccolo, gentile figlio?

Babbi intravide una luce.
Percepì una potente volontà.
Percepì la possibilità.
La possibilità di capire.
Ed, infine, percepì la scelta.
E scelse.

Ordunque io...

E quando ella dichiarò il suo nome fu come il rombo di un tuono.
Impossibile a pronunciarsi.
Impossibile a ricordarsi eppure, come fuoco, impresso sul suo petto giacché tale era il potere contenuto in quel nome che in pochi, persino tra gli dei, avrebbero potuto opporsi.

...decreto che così sia.
Rinasci figlio mio.
Fa del tuo cuore la tua arma.
E dimmi con che nome ti farai carico del dono che hai ricevuto.

Babbi chiuse gli occhi e quando li riaprì gli sembrò di essersi alzato in piedi.
Tuttavia doveva rispondere.
Quella voce lo pretendeva e non poteva opporsivisi.
Tuttavia lo sorprese il suono che uscì tra le sue labbra:

Il mio nome è Babbi.

Illustrazione: il risveglio di Babbi