Un uomo senza nome.
Alba del Sole Cremisi
"Sacrificio per molti vuol direperdita, in un mondo che dice che possiamo avere tutto... ma io credo che il vero sacrificio sia una vittoria, perché richiede una nostra libera scelta per rinunciare a qualcosa o a qualcuno che si ama, per qualcosa o qualcuno che si ama più di se stessi. Non voglio mentirvi, è un rischio. Il sacrifico non allevierà il dolore della perdita ma vincerà la battaglia contro il rancore, il rancore che oscura la luce su tutto ciò che ha davvero valore nella nostra vita."
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Waterdeep - Torre del Bastone Nero
Non se ne erano andati da molto:
Chlothar, Karenina, Adomorn e Shandril.
Laeral era seduta sulla poltrona preferita da suo marito: il profumo di cui era intrisa glielo ricordava e la faceva stare più serena quando doveva riflettere.
Un dracolich, non uno qualsiasi, ma uno davvero pericoloso era appena apparso a Waterdeep, proprio davanti alla loro torre.
Inseguendo proprio quei quattro.
Era combattuta mentre osservava fluttuare davanti a sé quei due gusci neri come il carbone e antichi come il mondo.
Quali segreti avrebbero rivelato e perché quella creatura si era adirata così?
Una pulsione magica si attivò nella sua mente distraendola da quei pensieri.
Era il sensore che l'avvisava di un messaggio: lei e suo marito ne ricevevano decine, se non centinaia, ogni giorno e così avevano ideato un sofisticato sistema magico in grando di intercettare tutti i messaggi rivolti a loro e convogliarli in una bocca magica per poi ascoltarli quando necessario.
Per alcune persone però avevano lasciato un avviso particolare, un avviso di quelli che andavano ascoltati subito.
Questo era uno di quelli.
Si avviò presso una delle tre biblioteche e sentì un brivido mentre stava per attivare con un tocco la bocca magica.
La pressione sulla spalla della mano di Khelben, arrivato anche lui per quella medesima sensazione, la tranquillizzò ancor prima che sentisse la sua voce.
"Ascolta il messaggio Laeral, questo è uno dei tuoi protetti. E' una tua responsabilità e dovere."
Suo marito non era solito addolcire la pillola ed il suo intuito, come quello di lei del resto, non sbaglia, purtroppo, mai su queste cose.
Attivò il messaggio.
"Maestra, chi vi parla è ******** e questo è il mio ultimo incantesimo.
So che mi avete detto di non usarlo e che può essere intercettato se qualcuno ne fosse consapevole ma confido che così non sia e vogliatemi perdonare questa piccola vanità e permettermi di mandarvi più di 25 parole.
Io sono morto e questo incantesimo è stato inviato dal mio simulacro che, a breve, si scioglierà.
Ho già inviato tutti i miei grimori dove lei sa e vorrei che lei li affidasse a lei sai chi quando sarà il momento."
Una pausa.
Laeral sentì stringere la mano di suo marito sulla sua spalla mentre la consapevolezza, la presa di realtà delle parole che poco prima aveva ascoltato da quei quattro erano terribilmente vere la spaccarono.
Se non ci fosse stato Khelben sarebbe crollata in ginocchio.
"...La prego di perdonarmi se non la ho informata di questa mia decisione né ho aspettato il suo parere: le circostanze mi hanno portato ad avere una certa fretta ed ho fatto tutto quello che ho potuto nel minor tempo possibile.
Si ricorda quando mi diceva che la magia parla?
Ebbene, credo di averla sentita. Forse solo oggi per la prima volta.
Si ricorda quando mi diceva che il richiamo di Mystra è dolce e magnifico?
Ora lo so anche io ed è quello che ho provato vedendo la magia attorno quei quattro.
Ho dovuto aiutarli, ho sentito che era parte di un piano più grande.
L'Arpa."
Quelle parole, le parole che lei stessa aveva insegnato ad ogni suo allievo.
Piangeva per quelle parole.
Non era il primo che era caduto, non sarebbe stato l'ultimo.
Lei non era come l'Arcimago di Waterdeep: ogni perdita era un suo fallimento.
Ed aveva fallito ancora.
Chiuse gli occhi mentre il messaggio continuava.
"...Sono sicuro che Calathanorgoth cadrà.
Loro riusciranno dove io ho fallito e se non loro le loro azioni.
Ho quasi perso lei per i miei peccati Maestra, forse ora, forse,
prego Leira possa perdonarmi ed accogliermi,
potrò avere redenzione.
Il potere che ho acquisito ha quasi ucciso mia figlia.
L'ha quasi dannata.
Io la stavo per consegnare a quel mostro.
Non smetterò mai di ringraziare lei e suo marito per quello che avete fatto per me."
Laeral corse con la memoria a 17 anni prima.
Avevano scoperto un incontro tra i cultisti del drago ed un certo "Calathanorgoth".
Pensavano alla solita offerta all'ennesimo drago di divenire dracolich.
Non pensavano di trovarne uno già divenuto tale.
I cultisti erano andati ad adularlo e tra di questi c'era **********.
Quello stolto gli aveva portato in dono sua figlia in fasce... e il dracolich sembrava interessato in quanto pose il suo marchio sulla bambina.
A quel punto erano intervenuti: bloccarono o uccisero la maggior parte dei cultisti mentre il dracolich si teletrasportò subito via, pensando forse a qualche imboscata e/o tranello dei Cultisti.
Quando tutto fu finito lei andò a salvare la bambina dalle braccia del padre che però, scoprii, era sotto l'effetto di una potente costrizione.
Lo liberò.
"...So di sembrare egoista ma avrei un'ultima richiesta per voi.
Oh no, so che siete molto impegnati e che Shadya ha ormai l'età per non vivere più sotto la vostra custodia.
Quei quattro...beh...forse potrebbero dirle qualcosa su di me e, l'ho sentito nella trama, sono persone che potrebbero instradarla meglio di come avrei mai potuto fare io.
Un padre assente.
Le avevo chiesto di dirle che ero sparito e che ero un buon a nulla.
So che lo ha fatto Maestra e so che le avevo chiesto di dirle la verità solo quando fossi morto.
Beh...ora lo sono.
Forse quei quattro potranno dare una visione di me "migliore" di quanto sia mai stato.
Spero possiate accontatare quest'ultima richiesta.
Avrei ancora tanto altro da dirle ma...il dolore...è troppo...e temo che stia perdendo i sensi...
...mi scusi maestra per questi....ultimi...pensieri...
non....r-riesc...a......interr.....
mi....mang.....ia........"
Urlò.
Urlò come poche volte aveva fatto.
Khelben fece un passo indietro.
Il potere che emavana sua moglie non era pari al suo ma egualmente in grado di ferirlo oltre tutte le sue numerose protezioni.
E nel sentire sua moglie urlare tutto il suo dolore e la sua rabbia sentì qualcosa toccare la sua guancia
Qualcosa che non era solito permettersi.
Una lacrima.
"Lui ha avuto fiducia in loro Lae."
Così era solito chiamarla in privato.
"E noi ci fideremo della sua fiducia.
Ma questo è l'ultimo Arpista che perdiamo in questo modo.
Non si può andare avanti così."
Laeral lo guardò.
"Andrò a parlargli."